Antonella Vercesi e Niù Odeon

Credere in se stesse, nelle proprie capacità e forse nei sogni. Oggi come oggi queste peculiarità non si trovano facilmente nelle persone, eppure Antonella Vercesi, editor di Niù Odeon, ha scommesso sulla sua idea e sulla sua passione per il teatro e ha sconfitto ogni difficoltà aggiudicandosi i fondi europei dedicati agli under 30.

Così ho deciso di intervistare Antonella Vercesi, che un po’ rispecchia il mio sogno, quello di poter   concretizzare col lavoro le proprie passioni. Lei il teatro, io la moda.

Abiti a Pavia, una città dove il teatro non è proprio il fulcro di tutte le iniziative cittadine. Da dove nasce questa tua passione per il teatro?
In realtà i piccoli centri stanno sviluppando una nuova curiosità nei confronti del teatro. Ad esempio ho appena finito di partecipare ad un progetto di produzione nato proprio per volontà della fondazione del Teatro Fraschini di Pavia. Un’opportunità irripetibile e unica che è stata offerta ad un gruppo di attori. Un’ occasione davvero importante se si considera il tempo di crisi che circonda la cultura e le possibilità di lavorare in questo ambiente.
Per alcuni diplomati della scuola selezionati dal regista Claudio Autelli è stato offerto un percorso di formazione nato nel Settembre del 2010 finalizzato alla realizzazione di uno spettacolo – Risveglio di Primavera di Wedekind – Dopo vari incontri di laboratorio, il regista, ha scelto il gruppo composto da 10 persone con cui avrebbe voluto collaborare, 9 attori e un’ aiuto regista; la rappresentazione è andata in scena il 10 e l’11 Gennaio 2012. Il teatro ha registrato il tutto esaurito per due repliche.
Detto questo la mia passione per il teatro nasce formalmente a 17 anni, tra Milano e Pavia facevo dei corsi per imparare a fare l’attrice.
Negli anni, dopo aver incontrato molti maestri degni e aver frequentato scuole professionali, ho capito che amavo il teatro nella sua totalità.
L’aspetto educativo che porta con sè questa pratica espressiva. Il suo lato magico ed emozionante. La potenza immaginifica di cui si fa conduttore lo spazio scenico.
La scrittura critica parte da queste suggestioni. Niù Odeon è stato fatto in linea con questo pensiero poetico. Per creare una rete gratuita fatta di parole, recensioni, interviste, aneddoti in cui si potesse parlare di gruppi interessanti e vitali, per far sapere ai più che comunque in teatro accade la contemporaneità, non è detto che debba essere difficile o noioso, cosa che molti giovani credeono.

Come mai hai deciso di buttarti in questo progetto, Niù Odeon magazine web e cartaceo?
Lavoravo in due teatri a Roma e vedevo spettacoli meravigliosi, surreali, curiosi, che mi avrebbero fatto rinunciare alla cena per quanto fossero soddisfacenti. Ma in queste occasioni ero circondata da molti addetti ai lavori. Registi, attori, giornalisti. Allora ho pensato, perchè non dare una fotografia di queste realtà? Uno squarcio di sole per un pubblico più vasto… ? così ho pensato di scriverlo in modo comprensibile, di far parlare i grandi maestri e i giovani con idee geniali. Poi ho pensato di comporlo di ricche foto…. e la copertina, un gruppo di persone eterogenee che si buttano in mare vestiti da circensi. Tutto per avvicinare, incuriosire; aprendo il cartaceo c’è quella magia di cui parlavo prima. Alcuni artisti che hanno collaborato con me, hanno voluto omaggiare il primo numero con scatti fotografici e quadri indipendenti dalle compagnie scelte, ma che allo stesso modo c’entrano con il principio dell’arte comprensibile e autentica. Cigliegina sulla torta… il numero zero è gratuito.

Nel 2010 hai scoperto che l’Unione Europea appoggia i progetti promossi under 30 e, dopo esserti iscritta, lo hai vinto. Secondo te qual è stata l’idea vincente che ti ha permesso di arrivare prima e di convincere chi ha selezionato?
Non saprei, forse le idee chiare?

Cosa consigli a chi vuole accedere ai fondi dell’UE under 30?
Di non ripetersi nello scrivere il bando ma di andare al centro della proposta che deve avere un pò il carattere della necessità e dell’originalità.

Il tuo progetto si è concluso con la pubblicazione del tuo giornale, Niù Odeon, 50 pagine in 2000 copie reperibili in tutta Italia. Sarà stata una grande soddisfazione per essere partita da una tua passione, quale il teatro. Da chi è stato apprezzato il tuo lavoro?
Da molti e non pensavo. Al di là che sia il “mio” lavoro, sono felice di aver realizzato l’obiettivo principale: chi non conosceva quelle compagnie o non apprezzava il teatro e ha incontrato casulamente il giornale, bè si è ricreduto sull’argomento…
Il sito che è aggiornato settimanalmente www.niuodeon.com è visitato in media da 500 utenti ad articolo.
No solo … mi hanno contattata i teatri e i giornalisti che ammiravo da lontano e alcuni direttori di teatri colpiti dall’idea e le scelte…
Insomma sono molto soddisafatta. Credo che questo paese abbia creato dei personaggi forti. Per la mia generazione è difficile vivere d’arte o di qualunque altro lavoro, bisogna sempre arrangiarsi con molte attività per potere avere un’esistenza normale, ma il tempo presente ci insegna quotidianamente a non demordere. Insomma o si emigra o se si resta è per un buon motivo e procedere con unghie e denti ben affilati diventa necessario.

Arrendersi a un progetto così ambizioso non è di sicuro facile, soprattutto quando il mercato ha ben poco da offrire ai giovani. Che cosa ti ha permesso di andare avanti?
Se si è soli mon si può fare molto. Mi hanno aiutata collaboratori e amici specializzati: per la grafica, le foto e il sito ho scelto solo professionisti che hanno creduto nell’iniziativa. Di fatto il bando mi ha permesso di pagare anche loro. Non credo proprio che un artigiano contemporaneo sia tanto diverso da un panettiere che si sveglia ogni mattina alle 5 per il suo lavoro, per questo motivo ho cercato comunque di dare una retribuzione a chi si è dato da fare nel progetto. Odio chi sfrutta il settore.

In una recente intervista hai dichiarato che il tuo modo di parlare del teatro è semplice e non si riferisce solo agli “addetti ai lavori”. Secondo te perché i giovani d’oggi sono così distanti dal palcoscenico? Il teatro è davvero per pochi eletti?
Non so forse si. Alcuni testi sono difficili. Alcune realizzazioni impegnative, ma comunque esaltanti per certi aspetti. Quindi direi che semplicemente dipende. Bisogna solo stare attenti quando si va a teatro, ma generalmente se il prodotto è di livello l’attenzione vien da sè.

Tra tutte le opere che hai visto, ce ne sarà una che ti è rimasta nel cuore?
Molte. Quelle di Paravidino, Nekrosius, Timi, Autelli, Emma Dante, Dignità autonome di prostituzione, premio scenario di quest’anno Spic e Span- Carullo-Minasi “Due Passi sono”, i progetti di Campo Teatrale -Coraggio il meglio è passato-Scomodi qui….. e tanti altri. Perchè sono stati un viaggio fantasioso.

Dopo essere un’appassionata, una blogger e critica del mondo del teatro, hai mai pensato di scrivere tu una sceneggiatura e di diventare, perché no, anche regista?
Si ho pensato alla regia, perché le sceneggiature non so proprio scriverle; ma meglio una cosa per volta. Dovrei prima prepararmi. Il mondo è pieno di registi che si improvvisano tali, ma quando ne incontri uno/a che sa fare il suo mestiere, chi è condotto, prova l’esperienza del volo, faticoso e totalizzante…

1 comment
  1. Pinuccia ha detto:

    Bravissima, hai un GRANDE TALENTO, persevera e non demordere mai

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